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PAINTING.

In un percorso artistico che attraversa pittura, comunicazione visiva e ricerca concettuale, Nando Moretti sviluppa da anni un linguaggio personale in cui l’immagine non è mai soltanto da osservare, ma da attraversare. La sua formazione artistica e la lunga esperienza nel mondo della grafica pubblicitaria convivono all’interno della sua ricerca pittorica, contaminandosi continuamente.  Dalla comunicazione eredita la forza del segno, l’immediatezza del messaggio e la necessità di creare immagini capaci di lasciare una traccia.  Dalla pittura conserva invece il dubbio, la stratificazione, il tempo della visione.  Le sue opere nascono spesso da una riflessione etica e civile sui conflitti, sulle fragilità contemporanee e sulle contraddizioni dell’uomo moderno. Non cercano una contemplazione passiva, ma un coinvolgimento diretto dello spettatore, chiamato a partecipare attivamente alla costruzione del significato.  Nel corso degli anni questa ricerca si è evoluta attraverso opere mobili e interattive: tavole dipinte che scorrono, superfici che si trasformano, immagini che cambiano a seconda del gesto o del punto di osservazione. Il quadro smette così di essere un’immagine fissa e diventa esperienza, movimento, possibilità.  Nelle opere più recenti la tela viene piegata e costruita come una superficie dinamica capace di mostrare immagini differenti e complementari a seconda della posizione dello spettatore.  Camminando davanti all’opera, la visione muta. Un’immagine si trasforma nell’altra, completandola o negandola, in un dialogo continuo tra presenza e conseguenza, equilibrio e distruzione.  L’opera esiste quindi nel tempo dello sguardo e nello spazio attraversato dal corpo.  Emblematico in questo senso è il lavoro dell’uomo con la testa di fiammifero: da un lato il mondo ancora integro, dall’altro la combustione e la distruzione. Due immagini inseparabili che convivono nella stessa struttura e che rivelano, attraverso il movimento dello spettatore, la fragilità del nostro presente.  Fernando Moretti continua così una ricerca che mette in discussione l’idea tradizionale del quadro come oggetto immobile e distante.

Le sue opere non chiedono soltanto di essere guardate.

Chiedono di essere attraversate.

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